Aceto Balsamico è sinonimo da tempo immemorabile di cultura e storia dell’antico Ducato Estense.
La sua esistenza è dovuta alla concomitanza di particolari caratteristiche pedoclimatiche del territorio e di avvenimenti storici che hanno forgiato la vita e il carattere degli abitanti.

Si narra che l’Aceto Balsamico nacque quando, per puro caso, qualcuno dimenticò del mosto cotto in un deposito. Con il tempo esso sviluppò quelle caratteristiche uniche ed inconfondibili che riconosciamo ancora oggi nell’Aceto Balsamico Tradizionale.

Considerato come parte effettiva del patrimonio famigliare, l’Aceto Balsamico veniva citato nei lasciti testamentari, dote prestigiosa per le giovani spose di aristocratiche origini.
Gelosamente conservato nei sottotetti e curato di generazione in generazione, era considerato una sorta di Panacea dai principi medicamentosi, in grado di curare tutti i mali.

Di rado era ceduto in dono ma, nel caso, era il regalo degno di “Re e Principi”.
Fu così che già dal Rinascimento il Balsamico delle Acetaie Estensi era rinomato ai più alti livelli delle aristocrazie europee, anche conosciuto come “Oro Nero di Modena”.
È solamente nel Ventesimo Secolo che l’Aceto Balsamico Tradizionale è uscito dai segreti delle soffitte dei palazzi modenesi e dalle gelosie “di Corte”, erigendosi a massimo rappresentante della cultura e tradizione gastronomica degli antichi territori del Ducato Estense: le attuali Province di Modena e Reggio Emilia. 

La storia dell'Aceto Balsamico Tradizionale è anche la storia de Il Gran Deposito Aceto Balsamico di Giuseppe Giusti che è la più antica acetaia esistente, fondata nel 1605.
L’Aceto Balsamico Giusti è stato premiato con 14 Medaglie d’Oro in prestigiose esposizioni di fine Ottocento e nel 1929 con lo stemma del Re d’Italia come fornitore ufficiale della Real Casa Savoia.
Nel 1929, Vittorio Emanuele III nomina i Giusti Fornitori della Real Casa Savoia. Un riconoscimento destinato a una ristretta élite di produttori di qualità superiore.
La bottiglia e l’etichetta che vengono utilizzate oggi sono ancora le stesse create a inizio Novecento.

Per quanto riguarda la ricetta del Balsamico è un segreto tramandato a voce di padre in figlio.
È, però, Giuseppe Giusti che nel 1863, in occasione dell’Esposizione Agraria di Modena, fissa per iscritto le regole d’oro per ottenere un “perfetto Aceto Balsamico: scelta delle uve, qualità dei recipienti e tempo”.
Motivo d’orgoglio per la famiglia, la “Ricetta Giusti” è una testimonianza di valore storico, uno dei primi documenti esistenti che codificano i segreti dell’Aceto Balsamico.

Se nel 1600 era Giuseppe Giusti, oggi è la 17° generazione della famiglia, con Claudio e Francesca, a guidare l’Azienda e a custodire il Gran Deposito, unendo l’entusiasmo e la capacità innovativa alla passione e l’esperienza ereditata in quattro secoli.

Oggi l’Aceto Balsamico Giusti tiene fede alla sua fama: viene distribuito nei più prestigiosi negozi di alta gastronomia in Italia e nel mondo ed è stato scelto da cuochi internazionali come eccellente espressione dell’aceto Balsamico e della tipicità italiana.


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