C'è chi le chiama chiacchiere, cicerchiata, strufoli, castagnole o frittelle, gli antichi romani li chiamavano frictilia. Chiamateli come volete, tanto parliamo solamente dei tipici dolci della tradizione carnevalesca, cosa hanno in comune? Sono fritti!

Non storcete il naso, sta per arrivare la quaresima... e allora? Come e allora? Non è il caso di eccedere con i piaceri culinari, è tempo di digiuno e astinenza, per poi festeggiare a pasqua. Non ditemi che devo edificarvi anche sul Carnevale?

Allora la storia è iniziata durante il periodo dei saturnali romani. Si usava festeggiare per strada e dedicarsi ai piaceri del cibo. Venivano fritte pastelle di ogni tipo, con ingredienti poveri che soddisfacessero tutto i palati. La parola Carnevale viene dal latino medioevale “Carnem Levare”, ossia togliere la carne, probabilmente dalla dieta. Un'usanza che rispettava il precetto cattolico di astenersi dal mangiare la carne durante il periodo della Quaresima, ossia i quaranta giorni prima della resurrezione.

Tra i festeggiamenti più diffusi in molte regioni italiane è il “Processo del Carnevale”, una tradizione che vive ancora. Dopo il testamento del Carnevale, al quale si addossano tutti i mali del vecchio ciclo annuale, di solito si usa metterlo a morte. L'uccisione può avvenire per per impiccagione o decapitazione ed è il momento culminante del dramma e dei festeggiamenti, ma la forma più usata è quella del fuoco, ovvero la messa al rogo del fantoccio di Carnevale. Così non mancano Focàre, Pire, Falò e fuochi vari, per festeggiare il martedì grasso.

Ma dove? Dove andare per vivere a pieno questo Carnevale?

In Italia le manifestazioni legate al carnevale sono tantissime, ma è iniziato tutto al tempo dello Stato Pontificio: i Papi invogliavano a festeggiare il Carnevale a Roma, in passato era il più spettacolare. La tradizione, ovviamente era stata ereditata dai pagani, serviva per coinvolgere la popolazione, regalare loro una festa prima di un periodo di magra. Aiutava il Papa/Imperatore a sedare gli umori di rivolta, le manifestazioni di malcontento dei sudditi-fedeli. Il Carnevale Romano culminava nella “Corsa dei bàrberi”, ossia dei cavalli barberi, quella razza equina che Goethe descrive nel suo libro “Viaggio in Italia”.

Uno dei dei più famosi in tutto il mondo è il Carnevale di Ivrea con la celeberrima battaglia delle arance. Si tratta della rievocazione di una faccendaccia medioevale: un barone che affamava la città venne scacciato grazie alla ribellione della figlia di un mugnaio che non volle adempiere allo jus primae noctis, così si fece portabandiera di una rivota popolare. La rievocazione si ripete ogni anno per festeggiare la capacità di “autodeterminazione” della città.

Carri e parate sono invece il centro del Carnevale di Viareggio, Cento, Putignano e Massafra. Più romantico invece è il Carnevale di Venezia, tra maschere misteriose, vestiti meravigliosi e valzer sul Canale. Le origine del Carnevale veneziano ha origini molto antiche, pare che fu il Doge Vitale Falier ad indire i divertimenti pubblici nel 1094, dando loro il nome di Carnevale. La scusa del divertimento, balli sfrenati, opulenza e banchetti era, anche qui, una concessione, soprattutto per i ceti più umili e serviva a placare la fame e il malcontento. L'anonimato della maschera livellava le divisioni sociali, tanto che erano autorizzate perfino la derisione delle autorità e degli aristocratici.

Oggi il Carnevale ha perso la sua valenza di sfogo prima dell'astensione, solo i bambini si mascherano e lanciano i coriandoli. Sono lontani i tempi delle trasgressioni alle regole usuali del quotidiano. Ma le ricette, le chiacchiere, gli strufoli e le castagnole quelle no... come organizzare una bella cena di martedì grasso? Basta cliccare su Ufoody!