Le statistiche dicono che la colazione casalinga preferita degli italiani è fatta da latte e biscotti. Ma non c'è bisogno di fare statistiche per sapere cosa preferiscano gli italiani quando fanno colazione fuori casa: ovviamente cappuccino e cornetto...ça va sans dire!

Ma lo sapete? Dico, lo sapete da dove viene questa tradizione che ci porta il sabato mattina a lasciare stancamente il letto per avvicinarci alla caffetteria più vicina a casa per consumare il nostro schiumoso cappuccino con un fragrante e cremoso cornetto?

No? non lo sapete? Ve lo racconto.

«Allo svegliarvi la mattina consultate ciò che più si confà al vostro stomaco; se non lo sentite del tutto libero limitatevi ad una tazza di caffè nero, e se la fate precedere da mezzo bicchier d'acqua frammista a caffè servirà meglio a sbarazzarvi dai residui di una imperfetta digestione» scriveva Pellegrino Artusi ne “La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene” del 1891. Ma l'amore degli italiani per il caffè è iniziato molto prima e ce lo dice sempre quel vecchio volpone del Pellegrino: «V’è chi ritiene il caffè originario della Persia, chi dell’Etiopia e chi dell’Arabia Felice; ma di qualunque posto sia, è certamente una pianta orientale sotto forma di un arboscello sempre verde il cui fusto si innalza dai 4 ai 5 metri e non acquista per ordinario più di 5 ad 8 centimetri di diametro. Il miglior caffè è pur sempre quello di Moka, il che potrebbe convalidare l’opinione esser questo veramente il suo luogo nativo. Si dice che un prete musulmano, a Yemen, avendo osservato che quelle capre le quali mangiavano le bacche di una pianta di quelle contrade, erano più festevoli e più vivaci delle altre, ne abbrustolì i semi, li macinò e fattane un’infusione scoprì il caffè tal quale noi lo beviamo (…) Venezia per i suoi rapporti commerciali in Oriente fu la prima a far uso del caffè in Italia, forse fin dal secolo XVI».

Quello di cui stiamo parlando non è un periodo storico molto semplice, siamo nel 1683 e la guerra fra Oriente e Occidente si fa aspra, Vienna è sotto assedio degli ottomani. Marco d’Aviano, un frate cappuccino, viene mandato nella capitale austriaca dal Papa per convincere i regnanti europei a fermare l'avanzata turca. Gli ottomani intanto bombardano le mura della città, cercano di scalarle e intanto scavano delle gallerie sotterranee. Ma un giorno una di queste gallerie finisce contro la parete di una panetteria. I fornai accorgendosi dell’intrusione danno l’allarme.

Grazie al loro intervento la città viene liberata, così per festeggiare prepararono un dolce a base di uova, farina, burro, zucchero lievito e acqua tiepida con la forma di mezzaluna turca. Si chiamava kipferl, in italiano il cornetto.

Quando sconfitti andarono via, i turchi lasciarono quintali di caffè. Quindi per non sprecare nulla, sapete tempo di guerra, aprirono i primi caffè viennesi. Vi siete dimenticati il nostro frate cappuccino? Marco d'Aviano, doveva pur fare colazione, così entrò in una caffetteria e assaggiò il caffè. La bevanda sulle prime non gli piacque perché era troppo amara, allora per migliorarne il sapore con qualcosa di dolce che fosse “cattolico” gli aggiunsero il latte. In suo onore lo chiamarono Kaputziner, cappuccino in italiano. Certo non era altro che un caffè e latte, per arrivare al cappuccino come lo conosciamo noi abbiamo dovuto aspettare il 1901, quando Luigi Bezzera brevetta la prima macchina da espresso, esposta alla Fiera Internazionale di Milano nel 1906.

I rapporti commerciali fra Italia e Austria hanno fatto il resto, portando quella tradizione anche in Veneto. Mentre i francesi hanno dovuto attendere il matrimonio di Mari Antoniette con Luigi XVI, nel 1770 per poter assaggiare un croissant.

Ma non vi illudete, il nostro amore per la colazione da caffetteria si è diffusa solamente dopo la seconda guerra mondiale, quando il caffè è diventato un rito. Secondo l'Istituto Nazionale Espresso Italiano si prepara così: «il cappuccino di qualità e rispettoso della tradizione è composto da 25 ml di espresso e da 100 ml di latte montato con vapore. Alla base del Cappuccino Italiano Certificato c’è sempre un Espresso Italiano Certificato, preparato in conformità alle regole previste nella certificazione a marchio Espresso Italiano».

«Il caffè giunge nello stomaco e tutto si mette in movimento: le idee avanzano come battaglioni di un grande esercito sul campo di battaglia; questa ha inizio. I ricordi arrivano a passo di carica come gli alfieri dello schieramento, la cavalleria leggera dei paragoni si fa avanti impetuosa con splendido galoppo. Ecco l'artiglieria della logica con carriaggi e cartucce. I pensieri geniali e subitanei si precipitano nella mischia come tiratori scelti.» scriveva Honoré de Balzac nel “Trattato degli eccitanti moderni”, io invece vado a fare colazione!